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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Via San Nicolò da Tolentino  (già Vicolo Sterrato [1]) (R. II - Trevi) (da Piazza Barberini a via Leonida Bissolati)

La via ha preso il nome dalla Chiesa edificata nel 1600 dagli Agostiniani scalzi riformati, riconosciuti nel 1599 da Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini - 1592-1605).
La chiesa fu ristrutturata da Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphili - 1644-1655) nel 1651.
Gli Agostiniani furono sostituiti dalle suore Battistine nel 1755 e vi rimasero fino al 1883, quando subentrò il Collegio Armeno che vi risiede tuttora.

Nella via, a destra della Chiesa, esisteva l'Albergo Costanzi dove alloggiò Giuseppe Garibaldi nel 1875 [2], nella sua  prima venuta a Roma, dopo la fuga da Roma del 1849.
Il proprietario dell’albergo Domenico  Costanzi, inaugurato il 20 novembre del 1880, fu costretto a venderlo,  per riempire il vuoto di cassa lasciatogli dalla costruzione del teatro omonimo [3]. L’albergo fu acquistato dal Collegio Germanico [4], i cui seminaristi, a causa della tonaca rossa che indossavano erano chiamati a Roma “gamberi cotti”.

Il Collegio Germanico-Ungarico, all’angolo della nostra strada col vicolo omonimo è fondato sopra una grande cisterna, di epoca imperiale.
Questa cisterna, si conserva in modo perfetto, non solo nella muratura e nelle volte, ma anche nell’intonaco in opera signina (malta a base di coccio pesto), che la riveste interamente, formando i soliti cordoni negli angoli dei pilastri e delle pareti.

Così è descritta dal Lugli:

´´Si trova a metri 12,30 di profondità col suo pavimento, rispetto a quello del vicolo anzidetto, ma il piano inferiore, che la sorregge, si addentra nel terreno vergine per altri 5 m. La cisterna, infatti, si compone di 2 piani: uno sostruttivo che aveva lo scopo di tenerla ad un piano abbastanza elevato, per fornire l'acqua anche alle parti alte dei prossimi edifici, composto di quattro corridori coperti a volta e non comunicanti; e uno superiore, che era il vero bacino di raccolta dell'acqua,  diviso  anch'esso in  quattro  navate  lunghe  metri 38,55,  larghe metri 4,32 e  alte, nel centro, metri 3,03, coperte con volta a botte, lunettata nelle pareti laterali, e comunicanti fra di loro per mezzo di 8 archi a sesto pieno; questi hanno un’apertura di metri 2,15, mentre le volte sono impostate a metri 2,95 dal pavimento,.
Una parte dei corridori, in ambedue i piani, è interrotta da muri moderni.
Nel piano inferiore, che nell’antichità non era praticabile, si scende oggi per mezzo di un foro aperto nel pavimento del secondo corridoio; tanto le pareti quanto la volta hanno paramento e sono visibili i solchi dei pali della trincea di fondazione e le orme della centina a botte e delle volte; un saggio fatto nel fondo di un corridoio, ci dà l'altezza di metri 2,50 per le pareti e 1,80 per la volta.
Il piano superiore era solo in parte incavato nella collina, a causa del terreno in pendio; nella parte sporgente, è costruito in buonissima opera laterizia databile al tempo di Adriano (117-38); non risulta come vi entrasse l'acqua, né come riuscisse, perché l'intonaco è stato tutto completato, dove mancava, in età relativamente moderna.
Anche il vano d’accesso è moderno, o perlomeno allargato, e comunica con l’esterno per mezzo di una scala a chiocciola in ferro. Forse in questo luogo era anche la scala antica.
Un corridoio moderno, che passa al lato del fianco meridionale della cisterna, ne lascia visibile la parete lavorata a faccia vista di cortina laterizia e quindi isolata anche in origine´´

_________________________

[1] )            Vicolo sterrato - Ivi un grande pino secolare dominava la stradina (ora vicolo San Nicola da Tolentino) dinanzi alla costruzione rustica di un fienile. Era chiamato il pino degli artisti o più comunemente il pino Barberini.

[2]              Nel 1875, Garibaldi si recò a Roma per perorare la causa dei lavori necessari per evitare le inondazioni del Tevere, di cui l’ultima era stata quella del 1870, contemporanea alla conquista di Roma dall’esercito piemontese. Il 25 gennaio 1875, aveva preso da Caprera  il piroscafo “Umbria”, poi il treno da Civitavecchia a Roma. Al suo arrivo nella nuova capitale, aveva trovato una folla plaudente ed era sceso all’Albergo Costanzi (più tardi si traferirà a palazzo Baldassini in via delle Coppelle n. 35, dove una lapide commemora il suo soggiorno). Ebbe il merito di far votare una legge in parlamento che avviò i primi appalti per i lavori sul Tevere che ebbero inizio il 5 dicembre 1876.

[3] )            Poi teatro dell’Opera, già teatro Reale – Inaugurato il 27 novembre 1880 (con la Semiramide di Rossini).  Prime rappresentazioni al Costanzi – Opera:

 

Cavalleria Rusticana (1890 - Mascagni)
L'amico Fritz (1891 - Mascagni)
Iris (1898 - Mascagni)
Le Maschere (1907 - Mascagni)
Lodoletta (1917 - Mascagni)
Piccolo Marat (1900 - Mascagni)
Tosca (1900 - Puccini)
Dafni (1928 - Mulé)
La Zolfara (1939 – Mulé)
1000 Globo del Califfo (1929 - Casavola)
Salambò (1947 – Casavola)
Lo Straniero (1930 – Pizzetti)
L’oro (1947 – Pizzetti)
La donna serpente (1932 - Casella)
Madonna Oretta (1932 – Riccitelli)
Palla de Mozzi (1933 – Marinuzzi)
La farsa amorosa (1933 – Zandonai)
La fiamma (1934 - Respighi)
Lucrezia (1937 - Respighi)

Cecilia (1934 – Refice)
La favola del figlio cambiato (1934 – Malpiero) nuova
Ecuba (1940 – Malpiero)
La Vigna (1935 – Guerrini)
Cirano (1936 – Alfano)
Dott. Antonio (1949 – Alfano)
Notturno romantico (1936 – Mangiacalli)
Dott. Oss (1936 – Bizzelli)
Re Lear (1937 – Ghislanzoni)
Ginevra degli Almieri (1937 – Peragallo)
Caracciolo (1938 – Vittadini)
Monti Ivanor (1939 – Rocca)
La locandiera (1940 - Persico)
Ecuba (1951 – Rigacci)
Orazi alle Terme (1952 – Porrino)
La luna dei Caraibi (1953 – Lualdi)
Enea (1953 – Guerrini)

[4] )            Il collegio ideato dal cardinale Giovanni Morone ed attuato da Sant'Ignazio sorse nel 1522, con lo scopo “di apporre un argine al dilagare della Riforma”. Sorto con pochi alunni, fu ricostituito nel 1573 da Gregorio XIII che, nel 1580, vi unì l'Ungarico e gli assegnò la chiesa ed il palazzo dell’Apollinare con altri benefici.

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Lapidi, Edicole e Chiese lungo la via:

- Via di S. Nicola da Tolentino

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Via di S. Nicola da Tolentino angolo Salita di S. Nicola da Tolentino
Edicola del XX sec.

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